domenica 9 agosto 2020

La notte dell'ACI




Cazzo cos'erano quelli di Milano! Mi ricordo in particolare Jerry e Lo Scienziato. La Miriam anche era di Milano ma stava sempre a Genova che era la ragazza di Giacomino. Una volta che non c'erano i miei aveva dormito a casa mia e avevo fatto in modo che dormisse nel mio lettino da ragazzo. Era venuta sotto le coperte con le scarpe e mi aveva fatto passare ogni fantasia. Fra noi e quelli di Milano c'era una bella differenza. Noi sembravamo dei campagnoli mentre loro sembravano spuntare diretti da Londra. Poi da noi la cresta ce l'aveva solo Flash. Una volta la cresta non si sapeva neanche cosa fosse, poi tutto si è avariato, diciamo così. La politica ha preso il posto di una franca ribellione e l'anarchia irrazionale e genuina si è fatta asciutta, radicale e combattiva in barba al pacifismo che andava sbandierando. I Crass con le loro marcette marziali ne erano una spia. Li erano apparse le creste, come estremizzazione provocante dell'estremo. Qualcosa di più spinoso e minaccioso delle borchie, come gli aculei velenosi di certi pesci tropicali, che spesso però erano soltanto una bella (nel più sobrio dei casi) decorazione sopra la classica dotazione di chiodi, anfibi e pantaloni con le cerniere e i bondages. Estetica. Era un po' di tempo che fra una nostra “falange” pseudo intellettuale condotta da  Giacomino e dal Cinese e una più nutrita rappresentanza Milanese s'era creato una specie di sodalizio anarco-trasfertista. Loro venivano giù, a gruppetti di solito, e poi si andava al Black Hole a Recco, una piccola discoteca piazzata in un fondo di palazzo sotto l'autostrada che in inverno faceva una serata punk o due la settimana su iniziativa di Ennio, un “imprenditore “ sulla sfiga. La cosa buona era che si poteva andare anche in treno e per tornare qualche macchina la si trovava o si aspettava un treno alla mattina. Li dentro ci facevamo liberamente di colla e pogavamo di brutto. Se qualche volta era spuntato qualche fighetto a rompere il cazzo l'avevamo fatto scappare subito. Una sera addirittura io ne avevo inseguiti due su per le scale e questi erano scappati come conigli. Quel posto era nostro. Fanculo. Una sera da Milano erano venuti giù un sacco di punx ma non si sapeva cosa fare che tutti i posti dove andavamo di solito erano chiusi. Allora dalla piazza abbiamo pensato forse di andare al mare in una birreria che frequentavamo di solito d'estate e che più o meno ci tollerava. Andavamo a prendere qualche autobus verso la Foce dove ce n'erano un paio che andavano sulla costa verso levante. Per arrivare giù alla Foce dovevamo fare un bel po' di strada a piedi passando fra l'altro di fronte alla Questura dove ci conoscevano bene. Saremo stati almeno una quarantina fra noi e i milanesi. Mi ricordo che di noi c'erano fra gli atri la Vale, l'Ulrica, Goofy, Skinfy, Zoaglio, Rabbysh e Bob che erano sempre insieme.  Eravamo un mezzo esercito piuttosto pittoresco. Sulle teste di tutti svettavano diverse creste di milanesi, quella nera dello scenziato, sempre con gli occhialini da sole di metallo neri e rotondi (forse era per quelli che lo chiamavano lo scienziato), quella di Jerry colorata di biondo e rosso e quella corta di un'altro del quale non mi ricordo il nome ma che era l'unico simpatico. Io e qualcun altro eravamo rimasti indietro cazzeggiando. Le nostre quattro donne che veramente non si potevano dire delle gran fighe erano tutte a tacchinarsi i milanesi. In fondo era meglio così, tanto a noi ci avevan già trombati tutti. Tranne la Miriam di milanesi femmine non me ne ricordo neanche una, probabilmente perchè a parte la Miriam erano dei cessi. Miriam una notte aveva dormito a casa mia. L'avevo ospitata nel mio lettino e lei era venuta a dormire completamente vestita, pure con gli anfibi, cazzo! Se anche avessi voluto scoparci ci avrei messo un'ora a levarle la roba d'indosso! Ma l’avevo già detto. Facevamo un gran casino ma dalla Questura eravamo passati indenni, avevamo attraversato un paio di incroci e poi il benzinaio. Io con gli ultimi ero ancora davanti alle pompe quando dalla testa del gruppo si son sentiti oltre al solito gridare e cantare i pezzi dei Crass (che sarà ma a me facevano veramente schifo), un bordello di vetri infranti. Quando arriviamo noi ultimi davanti all'ACI la scena è da film. Le vetrine sono sfondate e un bel po' dei milanesi e dei nostri sono li dentro negli uffici illuminati solo dalle luci dei lampioni, ad aprire cassetti e a buttare la roba per aria. L'immagine che mi colpisce di più è quella di Rabbish che scavalca ridendo soddisfatto il davanzale di una vetrina esplosa con in braccio una pesante e ingombrante macchina da scrivere. E' una rivoluzione in miniatura! Mentre penso questo (e sono abbastanza sobrio per pensare, perchè non ci ho dato dentro per niente come invece hanno fatto quasi tutti) si  fa strada nel mio cervello  un pezzo dei Ruts che comincia a martellare. E’ Babylon's Burning, inizia con le sirene della polizia. Purtroppo però sono quelle vere che arrivano dalla questura li vicino. Rapidamente tutti ce l'hanno nelle orecchie e cominciano a scappare. Anche Rabbish si disfa dell'Olivetti che si sfascia con un gran bordello sull'asfalto del marciapiede. E' un gran casino. Molti fuggono cercando di raggiungere le strade laterali al grande viale che non offre alcun riparo, ma tanti altri sembra che se ne fottano e passeggiano tranquillamente continuando verso la Foce. Che teste di cazzo. Io vorrei correre veloce verso l'altro lato della strada ma sono ingombrato da Goofy che è grande e grosso e strafatto di colla e chissà cos'altro. Non lo mollo. Cerco di tirarmelo dietro come posso. Cazzo sarà almeno centoventi chili di muscoli incazzati. Comunque riesco ad allontanarmi abbastanza prima che una marea di volanti arrivi li. Hanno già iniziato a placcare la gente rimasta più indietro e in effetti questo ci permette di raggiungere una strada più buia li davanti. Ci infiliamo e camminiamo rasente i muri. Goofy ride rincoglionito e ogni tanto dice di tornare indietro a pestare qualche madama. Io gli giro i denti e siccome anche se era un gigante, non era cattivo, così riesco ogni volta a convincerlo, che sono troppi, che sono incazzati e che si vogliono divertire e che è un sacco di tempo che aspettano che facciamo qualche cazzata in modo da avere carta bianca con noi. Spazzoliamo i muri fino in corso Buenos Aires e ci rimettiamo nel vialone scendendo un po' verso la foce. L'intenzione è quella di prendere il 31 per andare a Quarto alla Polena, la birreria, ma anche di sbirciare cosa succedeva laggiù all'ACI. Si vedeva ancora qualche lampeggiante incrociare qua e la ma le sirene avevano smesso di ululare. I “presi” erano stati portati tutti in questura. La sera dopo mi avrebbero raccontato che quell'asina della Vale, che era strafatta, si era avvicinata a una pantera per chiedere dove portavano quelli che avevano preso e la madama le aveva risposto: - Vieni che te lo facciamo vedere!. Mentre scendevamo verso la fermata dell'autobus Goofy stava dando il suo meglio. C'erano un sacco i alberelli sul marciapiede dentro grandi vasi di cemento. Lui, passando, li prendeva uno ad uno per il fusto e li buttava in mezzo alla strada. Poi finiti gli alberelli si sfogava con i cassonetti della spazzatura. Le macchine dovevano scansarli ma nessuno si fermava per dirgli qualcosa. Vedere quella montagna umana in bomber verde, anfibi e cranio  rasato, sollevare quella roba pesantissima e gettarla lontano come se fosse stata di cartone, faceva passare la voglia di dir qualcosa a chiunque. Io continuavo ad arginarlo, a placcarlo e a spingerlo come potevo verso la fermata e fortunatamente l'autobus arrivò subito e ci raccolse. Credo che Goofy proiettasse la sua voglia di pestare le madame e distruggergli le volanti suigli alberelli e sui cassonetti. Tre o quattro fermate dopo, già in Corso Italia, saliva Skinfy. Anche lui era riuscito a scappare ma dalla parte opposta. Skinfy era un'altro skinhead della prima ora. Era grosso anche lui anche se un po' rotondo e faceva il fornaio. Con quelle due balie ti  sentivi al sicuro da qualsiasi cosa. Arrivati alla Polena ci abbiamo trovato Zoaglio che era un punk intellettuale così chiamato perchè era di Zoagli, un bel posto in riva al mare. Zoaglio stava sul cazzo a tutti perchè era sempre a far prediche anarchiche, stile comunità di vegetariani alla Crass. Il fatto che fosse già li significava che era scappato subito e per primo e questo ci dava fastidio. Doveva essere punito. Ci scoliamo in un minuto un boccalone di birra da un litro e poi andiamo dai cessi e ci pisciamo dentro tutti e tre. Torniamo al tavolo e offriamo il boccalone a Zoaglio facendogli capire che gli conviene bere alla salute  di quelli che in questo momento stanno venendo pestati a dovere in questura. Lui se la intaglia e rifiuta. Io ho il bicchiere in mano e glielo rovescio in testa. Lui se ne và borbottando e non mi ricordo d'averlo più visto. Erano un po' i vigliacchi in mezzo a noi ed erano quelli che di solito lanciavano la pietra e nascondevano la mano lasciando, risolvere le cose agli altri. La mattina dopo a lavorare il mio principale leggeva ad alta voce il giornale guardandomi fra una virgola e l'altra dell'articolo: - “Un nutrito gruppo di punks, ha sfondato, ieri sera intorno alle ventuno, le vetrine dell'Automobil Club in viale Brigata Bisagno. Una ventina di giovani sono stati condotti in questura per accertamenti e due di questi originari del milanese fermati per violazione di proprietà privata, vandalismo e furto. Si rilevano danni per oltre dieci milioni di lire.” Non ci sarai mica stato anche tu li in mezzo, eh?! - Io?

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