sabato 27 settembre 2014

Il raduno degli skins

Il raduno degli skins

Biase non suonava più con Roby e Nunni. Avevano da fare un concerto e non avendo il batterista avevano chiesto a me. Non mi ricordo bene cosa abbiamo suonato. Di certo le solite cover dei Clash dei Ruts e un bel po' di reggae tipo Specials, Insomma roba che piaceva agli skins. L'urgenza era che alla Sala Chiamate del porto ci sarebbe stato un raduno, in sostanza in quel salone enorme si sarebbero riuniti metà degli skinheads d'Italia e dintorni. Non avevamo riflettuto molto sul fatto. Sarebbe stato come andare ad accendere fiammiferi in una polveriera. Non c'erano molte bands allora in città che potessero suonare roba che piacesse a quella gente e anche se la nostra estrazione era un po' differente, ovvero un po' più a sinistra e sicuramente più punk, le radici musicali, a parte gli estremismi in stile Strenght to Oi, erano le stesse. Noi ex punks, rude boys, skinheads, nella nostra città di provincia, vivevamo praticamente insieme, dopo il 1985, nella seconda ondata di Defe, quella spenta. La sala chiamate era uno stanzone gigantesco piuttosto rinomato in città. Li venivano fatte le chiamate al lavoro per i camalli che dovevano occuparsi di scaricare le navi in porto. Non so se oggi è ancora adibita a questo scopo. Noi eravamo arrivati presto per provare un minimo. Suonavano anche gli U-B insieme a noi, altra band dal repertorio adatto all'uso. Fatto il nostro check sound stavamo a menarcelo con gli amici. Ovviamente i primi skins che arrivavano erano i nostri di città che la facevano da ospitali padroni di casa. Erano tutti amici nostri e questo mi consolava un po', non sapendo come sarebbe andata a finire. In più c'era Lillo, una specie di gigante bello e più maturo di noi che era una specie di guru per gli skins nostrani e non solo. Una buona percentuale era legata alla Fossa, una delle due tifoserie della città. Erano ovviamente anche i più agguerriti e per capirci alcuni di loro entravano e uscivano dalla questura tutte le settimane. Qualcuno, la domenica sera, doveva farsi ricucire in pronto soccorso le coltellate prese allo stadio quando non era riuscito a mandare a far ricucire qualche avversario. Lillo aveva una bellissima voce di baritono e una sera che con Roby ce lo siamo portato in sala su a Staglieno ero riuscito a fargli cantare un pezzo di “Un cuore matto” di Little Tony, si era divertito come un sacco. Quella sera era il capo del servizio d'ordine e girava per la Sala Chiamate con un machete attaccato alla cintura dei calzoni. L'oggetto penzolava inquietante sulle sue braghe bianche arrotolate sui boots. Diceva che era quello che usava quando faceva la guardia notturna ai bagni in corso Italia. Io gli dico: “Stasera ti sto vicino, caro Lillo non ti mollo!”

Suoniamo alla grande. La Sala è piena di skinheads che ballano e pogano. Le ragazze sono carine con la rasata coi due ciuffetti lunghi di lato. Fred Perryes, bretelle, bombers e anche qualche parca appartenente a qualche anima più soul o modern. Fuori un mucchio di vespe e lambrette gremite di fanali e cromature. Uno spettacolo. Noi ci diamo dentro, Specials, UB40, Clash, Ruts. Beat, e loro ballano soddisfatti. Dopo suonano gli U-B e le cose vanno anche meglio. Ma due ore sono passate e la birra e il resto cominciano a fare effetto. A un certo punto mi ritrovo vicino a Doppia Emme che ha addocchiato un skingirl carina ma con un fidanzatino. Vengono da fuori. Non li ho mai visti. Il fidanzatino è in difficoltà. Sta cercando di spiegare a Doppia Emme. che, gli dispiace, ma quella è la sua ragazza. Doppia Emme. è fuori. E' uno che cerca la rissa prima di qualsiasi altra cosa. E' uno che non soffre. Lo puoi pestare come un tamburo ma se non lo ammazzi non cade e ti ammazza lui. E' quello che gli capita tutte le domeniche allo stadio, quando ce lo lasciano entrare. Penso: - Ora lo ammazza... - . Mentre lo penso, mi viene in mente di intercedere perchè quel ragazzino, per quanto bardato da guerra, mi fa pena e mi sa che fra un secondo è conciato male. Non faccio in tempo a dire niente. Doppia Emme. è fattissimo ma il cartone che gli spara in faccia al tipo non fai in tempo a vederlo, non ti accorgi neanche che è partito. Il tipo è in terra. Si tampona la faccia, è stordito e allunga le mani come per chiedere tregua e ragionare. Doppia Emme. ne approfitta, solleva un piede e con l'anfibio gli schiaccia la faccia come se fosse una sigaretta. Ha una smorfia di disprezzo dipinta sulla faccia che anche tu ti convinci quasi che il tipo li in terra deve averla fatta grossa. La ragazza cerca di dire qualcosa. Badando a farmi riconoscere, lentamente ma con forza e decisione, spingo Doppia Emme. fino a fargli levare il piede da in faccia al tipo e si capisce che è soddisfatto perchè non fa resistenza e accondiscende. Adesso spiegherà alla ragazzetta perchè l'ha fatto, magari glielo spiegherà di fuori su qualche scoglio vicino al mare o fra le macchine parcheggiate. Intanto il tipo ha degli amici, più cattivi di lui che non ci stanno e cominciano ad azzuffarsi con quelli di Doppia Emme . Un minuto dopo la rissa è totale, tutti contro tutti. Anche le ragazze partecipano alla grande. Escono spranghe ed ogni sorta di oggetti contundenti e chi non è skinhead lo vedi sgattaiolare fuori come i topi quando abbandonano la nave che affonda. Le grandi vetrate della Sala Chiamate cominciano a infrangersi. Non era mai accaduto, neanche nelle manifestazioni sindacali più accese e nemmeno nelle contestazioni di vent'anni prima. Arriva la madama. L'ho visti io perchè ero fuori con gli altri topi. Erano quattro o cinque pantere. Girano intorno alla Sala lentamente. Si fermano. Parlano con qualcuno. Ripartono. Se ne vanno. In sostanza credo che abbiano ragionato sul fatto che se si ammazzano fra di loro tutto sommato è meglio così. L'alba non vede caduti. Solo gente un po' brilla, stanca e felice che poco prima si pestava e ora beve gli ultimi sorsi da qualche bottiglia di Peroni ormai sgasata. Io sono già a dormire da un pezzo. Non credo che Lillo abbia potuto fare gran che, nonostante il machete.