Swishhhh... paffff! Il pacco di sacchetti nuovi di zecca era passato sulla nostra testa, che con un lancio incredibile il padrone del negozio l'aveva fatto volare per tutto il locale finchè è attterrato sul marciapiede sotto il portico scivolando ancora qualche metro. Glielo menavamo tutti i giorni. Ogni giorno passavamo per tutti i negozi sotto i portici dal nostro lato della piazza a chiedere un sacchetto per farci di colla. Il ferramenta (lo spacciatore) aveva il negozio molto più lontano e non mi rircordo perchè non ci desse mai il sacchetto. Noi pagavamo in contanti il nostro sballo di Pattex ma il sacchetto era sempre un problema. Era un po' come avere il fumo ma non le cartine per rollare la canna. Quello della Wrangler non ne poteva più di vederci entrare nel suo negozio di merda a elemosinare il sacchetto. Quella sera così ce n'ha tirato un pacco gridandoci dietro di non farci più vedere. Io e Flash allora siamo corsi via scimmiati per andare subito a farci sotto l'arco. Quel posto era assurdo. Allora non sapevo niente di architettura fascista ma la nostra piazza era incredibile. Adesso penso che assomigliava più alla scenografia monumentale ancora in piedi di un film di fantascienza catastrofico. Noi ci eravamo ambientati bene, a metà strada fra l'emarginazione ed il centrocittà. Non ci stava nessun'altro li, solo corriere, uffici e negozi poco frequentati. Grandi aiuole, gigantesche colonne e cubi di pietra. Tutto indistruttibile. Poi li vicino c'era la questura che se davamo fastidio facevano presto a venire a darci due manganellate. Li c'era sempre qualcuno di noi. Quando uscivo da lavorare andavo alla Vittoria e trovavo sempre qualcuno con cui passare l'unico tempo che mi era concesso di vivere a modo mio. Non che ci fosse da sballare granchè, però tanta musica nella 500 del Lercio. Quella macchina, soprattutto d'inverno, diventava un rifugio dove il tempo passava rapido al ritmo degli Stranglers e dei Killing Joke che uscivano a manetta dall'autoradio. A pensarci bene allora eravamo più liberi di ammazzarci che oggi. La madama ci lasciava quietare abbastanza. Dentro quella macchina c'era una nebbia fitta di fumo di sigarette che le canne non ce le facevamo. Un po' perchè eravamo contro la droga un po' perchè, come me, erba, fumo, eroina e coca non sapevamo neanche cosa fossero. Però ci facevamo di brutto col pattex. Quella roba era pazzesca. Costava mille lire o poco di più e ti garantiva un viaggio di due o tre ore. Un viaggio vero con un bel po' di stadi diversi e soprattutto allucinazioni visive e acustiche incredibili. Ognuno di noi sarebbe stato d'accordo nel dire che il primo effetto che arrivava era quello del ronzio, lo “zzzzz “ forte e metallico, come di un motore elettrico su di giri o di un traliccio della corrente di notte nella nebbia. Poi arrivava l'eco. Non saprei se di suoni veri o che venivano dalla tua testa o forse l'una e l'altra cosa insieme, tante ripetizioni di suoni fantastici. A quel punto eri ancora in mezzo agli altri ma bello schizzato di nervi, carico e solido come un motore su di giri. Ma non durava tanto. Dopo un po' partivi per i cazzi tuoi. T'andavi a nascondere da qualche parte ed il tuo viaggio diventava privato. Iniziava il film! Quella sera mi ero accucciato sotto la base di una colonna proprio come un tossico. Avevo già da un pezzo passato la fase comunitaria dopo aver cominciato a sniffare di brutto, a grandi boccate dal sacchetto nuovo nuovo firmato Wrangler, primo sfilato dal pacco regalo. Le prime boccate sono fameliche. I polmoni ti si aprono, diventano grandi e assorbono quei vapori chimici freschissimi e pizzicanti dandoti una soddisfazione immensa già senza lo sballo che però non si fa aspettare. Ho fatto un po' di casino con gli altri e poi mi sono ritirato sotto l'arco. Il viaggio è iniziato. C'è stata una serie, che pareva infinita, di visioni pazzesche fra le quali ad un certo punto quella incredibile nella quale mezza siepe di quelle rotonde e gigantesche che stavano in mezzo ai quattro prati, si tagliava in due e una della due parti si alza facendo perno sul taglio per mettersi in piedi e togliermi la visuale dell'arco. Questa mi ricordo, e nient'altro, Senonchè a un certo punto è iniziata quell'altra. Dallo sballo della siepe impennata mi ha distrato una specie di mormorio che piano piano, ma con insistenza, mi ha cavato fuori dal tunnel di quella visione costringendomi ad aprire gli occhi. Veramente pensavo di averli aperti su un'altra dimensione irreale e sgranandoli nel buio cominciavo a mettere a fuoco un'immagine sfumata e scura ma che a poco a poco si faceva sempre più distinta. Vedevo in lontananza, verso i giardini della stazione, esattamente all'inizio della piazza, una fila di gente che sembrava avanzare verso l'arco di trionfo, sotto il quale io stavo più o meno beato a farmi di Pattex. Si tenevano per mano e sembrava che canticchiassero qualcosa. A un certo punto mi era sembrato che pregassero. Io continuavo a sgranare gli occhi. Non ci credevo. Un'allucinazione così intensa non mi era mai capitata. Ero sorpreso e felice e mi chiedevo chi potesse essere e cosa stesse combinando quella gente. Quando ho visto che qualcuno di loro teneva in mano una candela accesa ero quasi impazzito di gioia. Mi tirai su e un po' barcollando cominciai ad andargli incontro. Quando mi sentii più sicuro sulle gambe cominciai a correre saltellando e gridando qualcosa verso di loro. Li raggiunsi e iniziai a ballargli intorno cantando anch'io con loro contentissimo di condividere la mia felicità con quegli esseri soprannaturali scaturiti da qualche piega alla deriva del mio cervello fatto. Avanzammo così fin quasi alla base dell'arco. Le presenze sembravano comunque non cagarmi gran che, tanto che probabilmente cominciai a urlargli di tutto finchè una di loro si staccò dalla fila e cominciò a spingermi e a urlare anche lei. Ricordo che era un ometto basso, con baffi e barbetta neri ed un brutto vestito marrone indosso. Poi ricordo che dal cubo di pietra dove stavano gli altri ho visto arrivare Goofy e Skinfy che hanno cominciato a spintonare l'ometto mentre Nespola e qualcun'altro mi allontanavano dal mio sballo. Io protestavo. Volevo rimanere coi miei nuovi amici che ormai si stavano azzuffando con quelli vecchi. Nespola e gli altri devono avermi caricato sull'autobus che prima o poi mi ha portato a casa. Il giorno dopo qualcuno in piazza mi ha raccontato che la sera prima avevo combinato un casino della madonna. Gli altri avevano fatto una mezza rissa con gli uomini di quella fila che io credevo ectoplasmi fabbricati dalla mia testa fusa. Quella gente stava semplicemente commemorando i caduti della Grande Guerra a cui l'arco era dedicato. Era la sera del 2 novembre e io ho rischiato il linciaggio.