La Luisa era un'osteria in via
Ravecca. Non che lei fosse un'osteria e magari neanche lei era la Luisa, forse
lo era sua madre o sua nonna. La Luisa ci dava asilo. Era piccola, con una
specie di bar nella prima stanza lunga con di fronte tre o quattro tavolini. In
fondo al balcone un arco nel muro conduceva alla sala del retro che era uguale
e parallela a quella davanti. Qui i tavoli erano sei o sette. Per un po' di
tempo era diventato il nostro covo. Un rifugio caldo, dove eravamo accolti con
simpatia da quella donnona grassa e gioviale alla quale le creste e i chiodi
non facevano nessun effetto. Ci dava da bere un onesto cancarone rosso o
bianco, ci lasciava fare di colla e gridare quanto ci pareva. Luisa era una
giusta. I nostri deliri non la spaventavano mai. Ci rideva sempre sopra. Poi di
solito quando ce ne andavamo eravamo sempre sbronzissimi. Una sera io K. lo eravamo
così tanto che abbiamo continuato a ridere e a sparare cazzate per tutto il
percorso che ci separava dalla Vittoria. A un certo punto abbiamo perso pure la strada. Era pomeriggio tardi
d'inverno. Era buio e faceva freddo ma noi eravamo ben zuppi di vinaccia e
godevamo come maiali . Come siamo finiti in cima alle caravelle nessuno lo può
sapere. Il fatto è che era il vino a guidare i nostri passi in una sera vuota e
senza futuro nella quale noi avevamo deciso di vivere ancora un po'. Le
caravelle sono delle gradissime aiuole in discesa con delle grandi scalinate.
Architettura fascista che finiva di decorare la prospettiva di quella piazza di
travertino che era la nostra patria. Non so bene come ma ad un certo punto io e
K. ci siamo messi a rotolare giù dalle aiuole. Ridevamo a crepapelle felici di
aver scoperto quel gioco divertentissimo. Il guaio era che una volta in fondo
abbiamo cominciato a sentire una gran puzza di merda e ci siamo accorti che
avevamo pestato con tutto il corpo un sacco di merde di cane. I fiori
nascondono sempre della merda! Che fare? Mica si può tornare a casa conciati in
quel modo! Allora decidiamo di andare a Brignole a lavarci i chiodi nella
fontana anche se li ci stanno i metallari e in questo periodo ci stiamo
particolarmente sul cazzo. Per fortuna non ci troviamo nessuno e possiamo far
pulizia. Alla meno peggio ci togliamo di dosso i regalini degli animali e
contemporaneamente decidiamo di non andare a casa ma di rimanere in giro
continuando a bere e parlare di cose meravigliose tipo il futuro pazzesco che
ci spetta in quanto cantante degli Establishment lui e bassista dei Local
Heroes io. La sera così passa in fretta e quando abbiamo sonno e non ci sono
più autobus per tornare a casa cerchiamo asilo. Un Albergo nei vicoli potrebbe
andare bene così finiamo in una doppia ammuffita in via Gramsci. Ci fanno un
prezzo da puttane. Tutto è tranquillo. La tappezzeria bisunta sembra una carta
geografica. Incastriamo una sedia sotto la maniglia della porta. Spariamo
ancora un po' di cazzate mentre finiamo di lavarci. La mattina dopo ognuno se
ne va per i cazzi suoi.
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