domenica 15 maggio 2011

Quando i piccioni dormono

Quando i piccioni dormono

Avevamo giocato a Defender con Roby quella sera. In piazza c'era poca gente, qualcuno dei più vecchi. Quelli facevano i fighi bevendosi delle malvasie al Javotto, come gli anarchici, gli artisti anziani e qualche barbone. Tanto che si andava al bar ci si fermava a pisciare contro le lamiere che transennavano la voragine del Carlo Felice bombardato. Era l'inverno del 1981.
Nella testa i Ruts e i Cocney Rejects, nei polmoni un po' di fumo di sigarette e l'aria fredda della fine di dicembre.
Defe era incredibile a quell'epoca. Quei due seduti sul bordo della fontana nonostante il freddo boia la rappresentavano bene: Max e Steve, i KopfKrank: due punks intellettuali: Max con un naso enorme alla Zanardi, con gli occhiali da sole notte e giorno piazzati sopra. Lui mi salutava e qualche volta sorrideva anche. Steve non sorrideva e non salutava mai, aveva sempre la giacca nera indosso e degli occhiali spessi di tartaruga che lo facevano assomigliare a Elvis Costello. Non li ho mai sentiti suonare. Ninni diceva che facevano musica intellettuale con i sinth. Dicono che Steve sia morto in India e Max non so che fine abbia fatto. Credo che si facessero. Comunque per capirci c'è una foto della rissa al cinemateatro Diana durante un concerto. In cinque o sei stiamo riempiendo Steve di pugni in testa. Credo che abbia detto qualche stronzata ed i rude boys, (ma anche qualche newwaver) senza lasciarsi scappare l'occasione, l'hanno pestato come un tamburo.
Qualcuno aveva dei Roipnol quella sera. Non ricordo chi ma insieme a Ettore e Arrigo li abbiamo comprati e ce li siamo presi. Arrigo non lo conoscevo. Era amico di Ettore forse, ed era venuto in piazza con lui quella sera. Era un po' fuori posto perchè se ne batteva il cazzo e diceva a tutti di essere un fascista. Io credo che allora non sapevo che differenza ci fosse anche se naturalmente avevo una falce e un martello nel DNA. Arrigo era anche vestito come un fascista. Aveva dei calzoni larghi con un cinturone infilati negli anfibi ed un bomber militare ma non era uno skinhead, a quei tempi non se ne vedevano ancora in circolazione. Aveva i capelli neri piuttosto lunghi lisciati con la brillantina. Adesso mi pare di ricordare che la roba che aveva indosso fosse roba figa, non era uno straccione come noi rude boys ma nemmeno un fighetto come i punks più vecchi tipo Ivan o Nassetti. La cosa incredibile era che Arrigo aveva una macchina, anzi una vera jeep e l'aveva posteggiata sull'aiuola. Non sapevamo cosa fare. Non c'era assolutamente niente da fare. Non un buco di sala prove dove andare a suonare. Di locali dove ci facevano entrare c'era solo lo Psycho allora ed era chiuso. Siamo andati in giro per via XX fumando sigarette e sparando cazzate aspettando che il Roipnol facesse effetto e ci portasse un po via di li. Poi guardando per aria abbiamo visto i piccioni ed abbiamo scoperto così che quelli si mettevano il pigiama gonfiando le piume e andavano a dormire sui cornicioni sotto i portici. Erano tutti in fila e non ci cagavano nemmeno di striscio. Gli urlavamo delle stronzate e questi se ne battevano il cazzo e continuavano a dormire. Mentre eravamo li a menarcelo così mi sono ricordato che in tasca avevo degli spiccioli. Li ho tirati fuori e abbiamo cominciato a tirarli a quegli stronzi. Quando li colpivamo si svegliavano di soprassalto e precipitavano quasi fino in terra prima di riprendersi e volare via rintronati dal sonno e dallo spavento. Ci siamo stati un bel po', poi ce ne siamo andati ai giardini di plastica a vedere se c'era qualcosa da fare. Non c'era nessuno, neanche un fricchettone, però qualcosa da fare l'abbiamo trovata. Sotto al pavimento dei giardinetti c'era il parcheggio e nelle strade che passavano in mezzo alle aiuole e ai prati c'erano un sacco di griglie che facevano vedere il parcheggio di sotto dove le macchine erano posteggiate ma dieci metri più in basso. Era illuminato da delle lampade giallastre la sotto e chi non c'era mai passato su quelle griglie gli friggevano un po' i coglioni dalle vertigini. Io avevo pensato che potevamo divertirci un po' guardando di sotto ma non faceva effetto perchè le conoscevamo bene, allora ho cominciato a prendere la rincorsa da lontano, poi saltavo in aria guardando su e quando stavo per atterrare sulla griglia all'improvviso guardavo giu. Cazzo se faceva effetto così, sembrava di essere al luna park e per di più gratis. Anche Ettore e Arrigo ci davano dentro. In più con le corse le chicche cominciavano a fare effetto e la sensazione si amplificava. Urlavamo di goduria! Dopo un po' ci siamo annoiati e allora abbiamo iniziato a saltare dentro i cespugli sempre con la rincorsa. Bisognava chiudere gli occhi e ammucchiarsi bene saltando perchè i rami facevano un po male . Poi dopo un po' ce lo siamo menato anche così. Allora abbiamo continuato il giro. Ettore che era pratico ci ha portato giù in via Madre di Dio dove c'erano un sacco di palazzi ancora mezzi sbagasciati dalla guerra. Io non c'ero mai stato ed era un mondo nuovo e impressionante. La gente ci abitava. Erano tutti poveracci senza un lavoro e con un mucchio di bambini e dei vecchi ma io non lo sapevo ancora. Si passava sotto un ponte vecchissimo che faceva un po' a pugni con i Giardini di Plastica. Era alto e con grandi arcate. Correvamo e ridevamo sparando cazzate a tutto spiano. Ad un certo punto Arrigo è entrato in un portone che era aperto perchè proprio il portone non c'era. Forse la dentro potevamo trovare qualcosa di divertente. E infatti c'era. Posteggiato vicino alle scale c'era un bel passeggino di quelli per i bambini piccoli. Io e Arrigo ci siamo guardati un secondo e poi senza dire niente siamo corsi fuori con quello, siamo saltati addosso a Ettore che era piccoletto, ce l'abbiamo incastrato dentro di forza e abbiamo cominciato a spingerlo per la via più veloce che potevamo. Subito Ettore protestava ma poi ci ha preso gusto e rideva come un matto. A un certo punto all'ultimo piano del palazzo s'è aperta una finestra e s'è affacciata una donna che ha cominciato a gridarci di tutto mentre nelle scale si sentiva qualcuno che correva giù di brutto. A quel punto Ettore è saltato fuori e il passeggino se n'è andato per i fatti suoi giù per la via in discesa. Noi siamo scappati a gambe levate gridando e ridendo felici.
Non mi ricordo cosa abbiamo fatto dopo, ma non c'era proprio niente da fare per noi. Siamo andati a dormire. Ettore se n'è andato a casa. Io sono andato con Arrigo a casa sua con la jeep, lui se n'è andato a dormire in casa in via Assarotti, una strada di ricchi e mi ha lasciato dormire sulla macchina. Ho dormito malissimo e alla mattina me ne sono andato a dormire di nuovo a casa mia.

Epilogo

Lavoravo in un albergo ristorante a quei tempi. Facevo il cameriere, il lavapiatti, il portinaio, lo sguattero e tutto questo con un libretto di lavoro dove sopra c'era scritto “aiuto cuoco”. Quando finivo di lavorare ero stanchissimo anche perchè tante volte non dormivo neanche, però andavo sempre in giro di sera. Era passato un po' di tempo da quella notte passata con Ettore e Arrigo. L'albergo s'era riempito di sfrattati del comune ai quali il municipio pagava la sistamazione e agli albergatori non gli pareva vero di riempire un bel po' di camere in inverno. Era gente sola, famiglie intere e vecchi mezzi malati. Il principale li aveva sistemati all'ultimo piano dove le stanze erano le più sfigate e dove non potevano dare tanto fastidio. Io ero amico di tutti ed ero simpatico a tutti, forse perchè mi vedevano un po sfigato come loro. C'erano due famiglie coi bambini e se i genitori andavano da qualche parte qualche volta li lasciavano li da me in portineria. Erano bravi quei bambini soprattutto i figli della Maria, Mauro, Loris e non mi ricordo la ragazzina come si chiamava. Loris era il mio preferito, biondino, pallidissimo, magro e cogli occhi celesti. Mauro era un po' grasso e sua sorella era come lui. Se non c'era il principale tante volte giocavo con loro anche nel vicolo di fuori. Fra gli altri c'erano la signorina Fiorazzi che era anche una bella fica coi capelli neri lunghi e un culo bellissimo dietro alla quale mi sono ammazzato un po' di seghe e la sua camera era piena zeppa di vestiti e roba da donna da non riuscire ad entrarci dentro. Poi c'era Secco, un vecchio piccoletto e magro che mi ha regalato un suo impermeabile bisunto ma punkissimo che mi piaceva un casino e mi faceva da giacchetta. C'era Mia... Bah! che era anche lui un vecchietto ma più vecchio di Secco. Mia... Bah! non parlava mai, diceva solo: - mia...bah! Così con Vito che era l'altro cameriere l'abbiamo soprannominato Mia... Bah! Un giorno con Vito siamo andati a spiarlo che aveva lasciato la porta della camera aperta. Era tutto nudo e mi sono rimaste impresse le palle che gli penzolavano fino ai ginocchi secchi. Un giorno che mi avevano mandato su ai piani a pulire i vetri delle finestre, essendo che mi appostavo nel buio per spaventare le cameriere, avevo visto da sotto la signorina Fiorazzi scendere le scale perchè l'ascensore era pieno di lenzuola sporche che le ragazze avevano cambiato nelle stanze. Era tutta in tiro, col culo fasciato in una gonna corta che mentre faceva i gradini si vedeva spuntare il bordo delle calze nere e il reggicalze. Io allora non ero mai stato con una donna fino in fondo e la mia fantasia galoppava già abbastanza da sola, per di più con lo stress di quella vita da sfigati che facevo, strozzarsi l'uccello una mezza dozzina di volte al giorno era una regola, tanto di energia non ne mancava mai. Vedere per un momento l'interno delle cosce della signorina Fiorazzi e sentire frusciare così vicino quelle calze mi aveva eccitato di brutto e mi aveva fatto venire un'idea. Pensavo di ficcarmi in camera sua, di aprire il cassetto dove teneva le sue mutande e farmici una sega inginocchiato davanti e poi venirci dentro. Mi sembrava una bella idea. Andai nel guardaroba e fregai il passpartout alle cameriere che in quel momento non c'erano. Quando entrai nella stanza fui investito da una marea di profumo da donna che non fece altro che eccitarmi ancora di più. Un po' di furia, anche perchè qualcuno poteva venire a cercarmi, aprii l'armadio e tutti i cassetti fin chè non trovai quello delle mutande. C'era un mucchio di roba fighissima di pizzo soprattutto nera e rossa, reggiseni e calze anche a rete, bustini e mutandine, tutto gettato in disordine. Ci affondai le mani dentro e mi gettai tutto addosso e per aria, poi misi mano all'arnese e in una ventina di secondi avevo asperso quello che era rimasto nel cassetto. Dopo aver preso un po' fiato raccolsi tutta la biancheria che era finita sul pavimento e la rimisi dentro. Fra le altre cose c'era un costume da bagno di leopardo finto. Un lampo di genio mi disse che quello sarebbe stato il mio paraculetto punkissimo che avrebbe penzolatto dai miei bondages! Lo intascai e richiusi l'armadio e la porta della camera. Riportai la chiave in gurdaroba ed essendo quasi ora di smontare recuperai gli stracci e lo spruzzino e, siccome le donne l'avevano sgombrato, chiamai l'ascensore. Nel frattempo la mamma dell'altra famiglia sfollata li da noi, che era una donnona alta e massiccia, stava uscendo dalla sua camera. L'aspettai e scendemmo insieme. Era in vena di chiacchierare: - Lo so sai che sei un punk! Tu sei un bravo ragazzo ma a me i punks mi stanno antipatici perchè una notte, dal portone dove abitavamo, mi hanno rubato il passeggino dei bambini e me l'hanno scassato tutto. Ci facevano gli autoscontri. Mio marito li ha rincorsi ma non è riuscito a prenderli.... ma se li prendeva.....
Ettore è morto di roba e Arrigo non l'ho mai più visto dopo quella notte.