Il raduno degli skins
Biase non suonava più
con Roby e Nunni. Avevano da fare un concerto e non avendo il
batterista avevano chiesto a me. Non mi ricordo bene cosa abbiamo
suonato. Di certo le solite cover dei Clash dei Ruts e un bel po' di
reggae tipo Specials, Insomma roba che piaceva agli skins. L'urgenza
era che alla Sala Chiamate del porto ci sarebbe stato un raduno, in
sostanza in quel salone enorme si sarebbero riuniti metà degli
skinheads d'Italia e dintorni. Non avevamo riflettuto molto sul
fatto. Sarebbe stato come andare ad accendere fiammiferi in una
polveriera. Non c'erano molte bands allora in città che
potessero suonare roba che piacesse a quella gente e anche se la
nostra estrazione era un po' differente, ovvero un po' più a
sinistra e sicuramente più punk, le radici musicali, a parte
gli estremismi in stile Strenght to Oi, erano le stesse. Noi ex
punks, rude boys, skinheads, nella nostra città di provincia,
vivevamo praticamente insieme, dopo il 1985, nella seconda ondata di
Defe, quella spenta. La sala chiamate era uno stanzone gigantesco
piuttosto rinomato in città. Li venivano fatte le chiamate al
lavoro per i camalli che dovevano occuparsi di scaricare le navi in
porto. Non so se oggi è ancora adibita a questo scopo. Noi
eravamo arrivati presto per provare un minimo. Suonavano anche gli
U-B insieme a noi, altra band dal repertorio adatto all'uso. Fatto il
nostro check sound stavamo a menarcelo con gli amici. Ovviamente i
primi skins che arrivavano erano i nostri di città che la
facevano da ospitali padroni di casa. Erano tutti amici nostri e
questo mi consolava un po', non sapendo come sarebbe andata a finire.
In più c'era Lillo, una specie di gigante bello e più
maturo di noi che era una specie di guru per gli skins nostrani e non
solo. Una buona percentuale era legata alla Fossa, una delle due
tifoserie della città. Erano ovviamente anche i più
agguerriti e per capirci alcuni di loro entravano e uscivano dalla
questura tutte le settimane. Qualcuno, la domenica sera, doveva farsi
ricucire in pronto soccorso le coltellate prese allo stadio quando
non era riuscito a mandare a far ricucire qualche avversario. Lillo
aveva una bellissima voce di baritono e una sera che con Roby ce lo
siamo portato in sala su a Staglieno ero riuscito a fargli cantare un
pezzo di “Un cuore matto” di Little Tony, si era divertito come
un sacco. Quella sera era il capo del servizio d'ordine e girava per
la Sala Chiamate con un machete attaccato alla cintura dei calzoni.
L'oggetto penzolava inquietante sulle sue braghe bianche arrotolate
sui boots. Diceva che era quello che usava quando faceva la guardia
notturna ai bagni in corso Italia. Io gli dico: “Stasera ti sto
vicino, caro Lillo non ti mollo!”
Suoniamo alla grande. La
Sala è piena di skinheads che ballano e pogano. Le ragazze
sono carine con la rasata coi due ciuffetti lunghi di lato. Fred
Perryes, bretelle, bombers e anche qualche parca appartenente a
qualche anima più soul o modern. Fuori un mucchio di vespe e
lambrette gremite di fanali e cromature. Uno spettacolo. Noi ci diamo
dentro, Specials, UB40, Clash, Ruts. Beat, e loro ballano
soddisfatti. Dopo suonano gli U-B e le cose vanno anche meglio. Ma
due ore sono passate e la birra e il resto cominciano a fare effetto.
A un certo punto mi ritrovo vicino a Doppia Emme che ha addocchiato
un skingirl carina ma con un fidanzatino. Vengono da fuori. Non li ho
mai visti. Il fidanzatino è in difficoltà. Sta cercando
di spiegare a Doppia Emme. che, gli dispiace, ma quella è la
sua ragazza. Doppia Emme. è fuori. E' uno che cerca la rissa
prima di qualsiasi altra cosa. E' uno che non soffre. Lo puoi pestare
come un tamburo ma se non lo ammazzi non cade e ti ammazza lui. E'
quello che gli capita tutte le domeniche allo stadio, quando ce lo
lasciano entrare. Penso: - Ora lo ammazza... - . Mentre lo penso, mi
viene in mente di intercedere perchè quel ragazzino, per
quanto bardato da guerra, mi fa pena e mi sa che fra un secondo è
conciato male. Non faccio in tempo a dire niente. Doppia Emme. è
fattissimo ma il cartone che gli spara in faccia al tipo non fai in
tempo a vederlo, non ti accorgi neanche che è partito. Il tipo
è in terra. Si tampona la faccia, è stordito e allunga
le mani come per chiedere tregua e ragionare. Doppia Emme. ne
approfitta, solleva un piede e con l'anfibio gli schiaccia la faccia
come se fosse una sigaretta. Ha una smorfia di disprezzo dipinta
sulla faccia che anche tu ti convinci quasi che il tipo li in terra
deve averla fatta grossa. La ragazza cerca di dire qualcosa. Badando
a farmi riconoscere, lentamente ma con forza e decisione, spingo
Doppia Emme. fino a fargli levare il piede da in faccia al tipo e si
capisce che è soddisfatto perchè non fa resistenza e
accondiscende. Adesso spiegherà alla ragazzetta perchè
l'ha fatto, magari glielo spiegherà di fuori su qualche
scoglio vicino al mare o fra le macchine parcheggiate. Intanto il
tipo ha degli amici, più cattivi di lui che non ci stanno e
cominciano ad azzuffarsi con quelli di Doppia Emme . Un minuto dopo
la rissa è totale, tutti contro tutti. Anche le ragazze
partecipano alla grande. Escono spranghe ed ogni sorta di oggetti
contundenti e chi non è skinhead lo vedi sgattaiolare fuori
come i topi quando abbandonano la nave che affonda. Le grandi vetrate
della Sala Chiamate cominciano a infrangersi. Non era mai accaduto,
neanche nelle manifestazioni sindacali più accese e nemmeno
nelle contestazioni di vent'anni prima. Arriva la madama. L'ho visti
io perchè ero fuori con gli altri topi. Erano quattro o cinque
pantere. Girano intorno alla Sala lentamente. Si fermano. Parlano con
qualcuno. Ripartono. Se ne vanno. In sostanza credo che abbiano
ragionato sul fatto che se si ammazzano fra di loro tutto sommato è
meglio così. L'alba non vede caduti. Solo gente un po' brilla,
stanca e felice che poco prima si pestava e ora beve gli ultimi sorsi
da qualche bottiglia di Peroni ormai sgasata. Io sono già a
dormire da un pezzo. Non credo che Lillo abbia potuto fare gran che,
nonostante il machete.