mercoledì 13 gennaio 2021

Lo sbarco

 

E’ notte ancora sulla spiaggia. Posso vedere bene poichè la luna è alta nel cielo dove si intravede solo una lieve foschia. Il mare è calmo, così calmo che le onde pressoché inesistenti non hanno quasi suono. La sabbia sembra nera di notte, come quella di Perissa. Da essa si erge il piccolo faro bianco simile a una ciminiera larga e tronca. Innumerevoli le sfere di paglia, novelli cavalli di Troia confezionati ad arte, sembrano rotolare sull’acqua. Ognuna di esse contiene tre o quattro guerrieri. Nessuno sulla spiaggia. Lo sbarco riesce perfettamente. Come giungono sul bagnasciuga le sfere si disfano e gli uomini approdano bagnandosi appena i piedi. Sono armati leggeri, quasi le armi non si scorgono neppure. Attendono il nemico. E’ mattino ora. Il faro è stato occupato, farcito di cicladici. Strano modo di combattere. Anziché irrompere nelle case furtivi ed improvvisi, seminando spavento e morte, gli invasori hanno preso il faro stipandovisi dentro e raccogliendovisi intorno, gremiti in un’unica massa umana, i petti contro le schiene le spalle aderenti alle spalle. Dal mucchio solo le braccia emergono armate di spade davanti e giavellotti più indietro. Fra loro e gli attici, dieci volte più numerosi e ugualmente ammassati, solo un velo rado di scudi. E’ un grande urlare e ferire. Fra le due prime file che si oppongono petto contro petto qualcuno cade, la gola squarciata. Più su Tasos, approdato chissà dove e giunto solo sul campo, osserva la scena non visto. Lancia il suo giavellotto ma è troppo lontano dalla mischia e questo cade ai piedi di Kiron. Kiron che è un comandante e osserva la battaglia distaccato, un  po più indietro dell’ultima fila attica insieme a Demetrios suo ufficiale, si accorge del giavellotto che affonda la punta nella sabbia e gliene schizza i granelli sui sandali e sui polpacci. Si volta e fa notare a Demetrios quel fanciullo di dodici anni rimasto staccato dai suoi. Veloci attraversano la spiaggia ma il ragazzo è svelto e corre come il vento, scivola sulla sabbia e si arrampica a quattro zampe sugli scogli. Kiros non vuole ucciderlo ne fargli del male, pensa piuttosto di catturarlo e di farlo schiavo. Nonostante la pesantezza d’adulti le gambe sono più lunghe e dopo un po’ Tasos è raggiunto. Io ora sono Demetrios e afferro il ragazzo che scalcia e morde tanto da non poterlo trattenere. Kiros dice di lasciarlo un momento a sbollire in quella piccola grotta a metà artificiale in cui i pescatori ripongono i loro arnesi. Mica potrà passare da quella finestrella, è troppo stretta, anche per un fanciullo. Kiros e Demetrios ora guardano alla battaglia dalla quale si sono allontanati. Io ora sono Tasos e saggio quella finestrella. Mi arrampico sugli scogli, vi infilo prima la testa e poi sforzandomi sulle braccia vi spingo le spalle e il torace nudi graffiandomi e schiacciandomi e in un secondo sono dall’altra parte. Mi precipito fra gli scogli e le calette fino a raggiungere la passeggiata che si infratta fra i giardini e le terrazze delle ville. Vedo i confortevoli lettini sui quali le ragazze attiche prendono il sole, ma è  presto e non c’è ancora nessuno. Sarebbe bello spiarle me ora è tempo di correre. Io ora sono Demetrios e ci siamo accorti tardi della fuga del fanciullo. Ci scambiamo un’occhiata ridendo con Kiros, come a dire: - Non ci passava, eh? E ci proiettiamo nuovamente all’inseguimento ma con poca convinzione. Quella specie di lucertola è lontanissima ormai. Siamo già sulla passeggiata quando decidiamo di lasciarlo andare, e poi dobbiamo comunque fermarci perché in fondo a questa scala che termina in una caletta giunge dal ruscello la testa di un funerale. Due fanciulle precedono il corteo portando le icone funebri di due anziani coniugi. Riconosco in una delle due fotografie il papà di Ricky Cunningham ma non mi viene in mente il suo nome allora dico a Kiros se si ricorda, non sono forse quei personaggi di Happy Days? lui annuisce e conferma che sono proprio George e Mildred. Qualcosa non mi torna. Sarà meglio tornare al campo. Il ragazzo, ormai, chissà dov’è arrivato già. Peccato che non ci sia ancora nessuna ragazza sulle terrazze a prendere il sole. La tavola funebre con sopra le icone, delicatamente posta sul pelo dell’acqua dalle fanciulle, prende il largo.