Tripoli e la fontana d'agosto
Era agosto e faceva un caldo pazzesco e alle due in giro a Defe non c'era nessuno. Quel giorno non lavoravo. Avevo dormito fino a mezzogiorno. I miei erano andati in campagna e io ero rimasto a casa da solo a farmi i cazzi miei. Libertà totale! Appena sveglio mi ero sparato una caffettiera intera di caffè mentre mi sentivo Never mind the bollocks dei Pistols sparato a manetta dal mio stereo compatto comprato da poco in via Prè, dove quella roba te la tiravano dietro. Avevo solo quattro dischi allora: quello dei Sex Pistols, The crack dei Ruts, Machine Gun Etiquette dei Damned, The scream di Siouxsie e Capitol City dei Simple Minds, che era più da new waver, e poi in omaggio con Frigidaire avevo avuto il 45 Rosa Shoking dei Dirty Action, che erano gente di Defe, Roby, Ugo, Welcome, Bruzzo, Johnny e Matteo. Scendo a piedi e dal negozietto che c'è in cima alla crosa mi compro la focaccia e un succo di frutta alla pera (quello della focaccia coi succhi di frutta alla pera era un amore antico. Provate) che mi faccio fuori scendendo verso il porto: mangiando non corro come al solito per farmi rizzare il pelo dal precipitarmi di corsa a più non posso giù dalla discesa. Quando scendo dall'autobus il mondo è veramente deserto. L'unico movimento che c'è in piazza è quello della fontana che spruzza l'acqua verso l'alto. Passano poche macchine e qualche autobus. Qualche piccione viene a bere. Sul bordo di marmo della vasca si sta abbastanza freschi. Una volta ci avevo visto seduta una punk tedesca che si rinfrescava delle piaghe nelle gambe, era ridotta veramente male e faceva proprio schifo. Mi son sempre chiesto che cazzo ci poteva avere. Qualche malattia. Comunque li si stava bene, tanto che dopo un po' mi sdraio. E chi sta meglio di me oggi? Guardo le nuvole bianche che passano lentissime nel cielo azzurro nel cerchio formato dai tetti dei palazzi. Non mi accorgo neanche che è arrivato Tripoli. E' li seduto vicino a me e quando me ne accorgo mi fa ciao con la mano. Non parliamo. Tripoli è molto più vecchio di me, avrà almeno venticinque anni. Non è una merda come gli altri vecchi tipo Yuri o Bassetti che non ti cagano neanche di striscio se non per riderti dietro. Tripoli è simpatico. E' fuori lui. Dicono che una volta stava passando la frontiera da qualche parte che era andato all'estero e tornava con dei trip e per non farsi beccare alla dogana che controllavano, li aveva ingoiati tutti insieme e da allora si era un po' rintronato. Comunque lui era buono e simpatico. A un certo punto mi dice: -Vieni con me che andiamo a comprare una cosa. Io lo seguo felice che succeda qualcosa. Andiamo nei vicoli dove ci sono alcuni negozzietti aperti. In uno di questi che vende di tutto entriamo e ci godiamo l'ombra e il fresco dei muri vecchi, spessi e ammuffiti dei palazzoni del centro storico mentre lui sceglie una pattumiera di plastica abbastanza grossa, verde e arancione, con il pedale per aprire il coperchio. Da una tasca tira fuori i soldi che quello del negozio gli chiede e poi torniamo verso Defe. Da un'altra tasca, mentre camminiamo, tira fuori un pezzo di spago e mi fa cenno di autarlo. Incastra lo spago nella pattumiera in modo da renderla uno specie di zaino che poi si mette a tracolla alla rovescia, sulla pancia per capirci, anzichè sulla schiena. Gli domando a cosa serve ma lui non risponde e si limita a ridacchiare sotto i baffi che non ha mentre si avvia verso via XX con me appresso. Tripoli da ragazzino lavorava alla Job, la fabbrica di Nervi che fabbricava le cartine per farsi le canne, infatti si divertiva a dire ogni tanto che senza di lui la gente avrebbe potuto farsi soltanto degli svuotini. Quando arriviamo sotto i portici dal lato del cinema Olimpia, Tripoli comincia a fermare la gente rara. Si pianta davanti a chi passa costringendolo a fermarsi e a prestare attenzione alla pattumiera che con una mano fa aprire come una bocca affamata. Dice a chi ha fermato che siamo orfani e siccome siamo abbandonati a noi stessi deve provvedere a suo fratello piccolo, che sarei io, e darmi da mangiare. Appena ho capito il meccanismo sto subito al gioco e mi metto a recitare la parte del piccolo orfanello. Il costume mi sta a pennello: ho i calzoni di lana scozzese stretti che effettivamente tengono un caldo pazzesco d'estate, gli scarponi marroni da lavoro fregati a mio padre, l'impermeabile piccolo e bisunto che mi fa da giacchetta, ereditato dal signor Secco (che è un vecchietto sfrattato del comune, temporaneamente alloggiato nell'albergo dove lavoro), un lucchetto un po' sfigato al collo, ad imitazione di Sid Vicious, che penzola sul petto nudo e un'espressione da cucciolo ferocissimo. Quasi nessuno dice di no e in capo a mezz'ora siamo pieni di soldi. Credo che abbiamo tirato su almeno cinquantamila lire. A quel punto Tripoli decide che ne ha abbastanza, si passa la pattumiera dalla pancia sulla schiena e chiude il negozio. Ce ne andiamo all'olimpia e investiamo quasi tutto il patrimonio in tramezzini, panini e birre che infiliamo nella pattumiera. Andiamo a sederci sulla fontana e iniziamo il banchetto. La pattumiera ora ci fa da tavolino da picnic e da dispensa. In fondo la colletta è servita veramente a sfamarci. Dopo un po' siamo satolli e ruttiamo rutti di birra tonno e maionese, lui si carica la pattumiera sulla schiena e siccome ci sono ancora dei soldi andiamo a prenderci il caffè al Giavotto come i poeti e i punk fighetti. Poi Tripoli, si capisce, ha un'altra idea. C'ha ancora tre o quattromila lire. Parte verso i vicoli e io dietro. Torniamo nel negozietto di prima e compriamo un fustino di detersivo e torniamo in piazza. Ci risediamo sul bordo, lui si guarda intorno e a un certo punto toglie il tappo dal fustino e rovescia tutto il detersivo nella fontana e con mio sommo disappunto ci butta dietro anche il fustino che io mi ero già immaginato un bel tamburo per richiamare la gente allo spettacolo. Ce ne andiamo svelti ma facendo finta di niente. Facciamo un giretto in via XX e ritorniamo in piazza a vedere il risultato del misfatto. E' meraviglioso. La schiuma è già alta un metro e copre tutta la fontana e trabocca dal bordo e ogni tanto con un po' di vento si staccano dei pezzi che volano lontano e si formano anche delle bolle gigantesche e colorate che non ne vogliono sapere di scoppiare. C'è già un sacco di gente ferma a guardare lo spettacolo. Un cane insegue i pezzettoni di schiuma e i piccioni scappano dalle bolle. Arriva la madama. Si fermano a guardare anche loro e ridono insieme alla gente che ormai è un mucchio. Noi ruttiamo birra tonno e lattuga.
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