Libertà per i sensi
per l’occhio, ora,
martellato fra l’orbita e il muro bianco,
possa scivolare sul cuoio
fino alla carne bianca
ed alla spiaggia di velo, nero
al cuscino di riccioli, neri;
se risalgo è d’oro.
E allora su e giù fra il nero e l’oro.
Per il tatto adesso,
oh, è molto semplice,
per un attimo sono necessario, insostituibile
e vedo come di dentro.
O immagino?
Dov’è il confine?
Devo vedere il fuori per toccare il dentro.
Anch’io voglio il mio confine.
Dove posso trovarlo?
C’è un forza fra il più e il meno,
fra il bianco e il nero.
Bianco da solo non è sufficiente
come non lo sarebbe il nero,
vicini crepitano, scintillano e,
nell’attrito insostenibile si genera la forza.
L’archetto da solo non produce suono
come non ne produce la corda… ma sfregati,
come le pietre focaie (due bianchi)
generano la scintilla, producono la vibrazione necessaria al suono.
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